lunedì 9 aprile 2007

Placche di Oriana (AO): Pao-Mar + Silvietta


9 aprile 2007



Io, Manu, Paolino l'Alpino e Max




Ho tessuto la mia tela per settimane, mesi, ma alla fine ce l'ho fatta, anche grazie all'aiuto del meteo :-)

Ho messo insieme una bella cumpa e siamo andati a fare Pasquetta in montagna, alle Placche di Oriana, in Val di Champorcher!

Con me ci sono Silvia, Manu, Giò, Gian, Mary, Paolino l'Alpino, Max e Simone (di cui facciamo la gradita conoscenza).




Quando parcheggiamo le macchine, ci carichiamo la roba in spalla (attrezzatura alpinistica e, soprattutto, abbondanti libagioni!) e io annuncio che in una ventina di minuti saremo sul posto.

La strada è comodissima, in effetti, è addirittura asfaltata, ma dopo i primi tornanti comincia a serpeggiare il malumore, soprattutto tra le donne..

Infine, ecco come un miraggio apparire la conca erbosa agognata: piace a tutti, bene, sono salvo!

Con noi c'è anche Max, che ritorna sui monti dopo un periodo di pausa:


Ci sistemiamo, ci svacchiamo al sole sul prato e l'occhio cade subito sulle pareti che si innalzano dietro di noi...


Forza: due cordate (io e Paolino, Manu e Max) per una via.

Scegliamo Pao-Mar (5b D+ 120 m 4L), sul settore destro.


Attacchiamo verso le 12,30. Parte Paulin (4a):



Procediamo a comando alternato; io conduco il secondo tiro (4c); sotto di noi, gli amici ci guardano e schiamazzano: una cordata vicina mi chiede se scaliamo sempre con la tifoseria al seguito...



La via è sostanzialmente di aderenza su placca, molto tranquilla.



La seconda sosta è nei pressi di un colatoio, da cui paolino parte per la terza lunghezza (5a):



Sotto di noi, Max torna a farsi un tiro da primo:



Il sole è caldo, ma il venticello si fa via via più fresco, salendo...

Questo è il quarto ed ultimo tiro (5b), che conduco godendomelo fino in fondo.


Poi recupero Paulin:

La cima, piuttosto piatta e ventosa, ci permette di ammirare ancora una volta Sua Maestà il Cervino, grande obiettivo stagionale:

In definitiva, direi che la valutazione complessiva D+ mi sembra spropositata per questa via, specie se paragonata a molte altre valutazioni decisamente più severe...

La discesa è agevole, per sentiero, in una decina di minuti.

Gli altri intanto hanno preparato il "tavolo": ci svacchiamo e cominciamo a mangiare e bere in grande stile!!!



La temperatura è eccezionale: né troppo caldo, né troppo freddo.

Mangiamo frittate, insalatone, parmigiano e, infine, l'immancabile uovo di Pasqua al cioccolato!!!
Poi, come da tradizione, scatta il partitone a calcio, col puntuale infortunio (mio...): una costola incrinata :-(



Nel tardo pomeriggio, scendiamo di alcuni tornanti e raggiungiamo una piccola falesia a monotiri con vie facili per principianti: il Bimbo-Climb.



Mary si imbraga e tenta "la realizzazione": Eolo (3b).

Sale in top-rope, ovviamente, ma ce la fa! Evvai!
Poi tocca a Gian: sale abbastanza bene, ma denuncia uno spiccato spirito di conservazione al momento di lasciarsi andare all'indietro, per farsi calare da me con la corda...

Poi è la volta della scommessa in ballo: se Silvia riuscirà a salire una via, a me toccherà il famigerato corso di ballo latino-americano!!!

Faccio gli scongiuri del caso (gufata), la imbrago, mettiamo scarpette (fortunatamente nessuno le ha della sua misura) e casco e la assicuro (in realtà, sono pronto a tagliare la corda se vedessi che riesce a salire!!!).

Si innalza incerta per circa mezzo metro (la via sarà all'incirca 12 m)... poi basta!

E' il mio trionfo, niente latino-americano!!!




Per consolarla, prima di andarcene (sono le 20,00!) scalo la via a lei dedicata, Silvietta (5a):



Poi, tutti in pizzeria!!!

sabato 7 aprile 2007

Rocca di Lities (m 1.442): Tuba di Falloppio


7 aprile 2007



Io, Paolino l'Alpino e Paolo



Nei giorni scorsi è nevicato, dopo tutto l'inverno a secco...

Allora saltano i miei propositi di alta quota e si arrampica in basso: torniamo alla Rocca di Lities, in Val Grande di Lanzo.



Ci dividiamo in due cordate: Manu e Simo vanno a fare Il Mago di Oz (6a max 5 ob TD- 200m 8L) alla Rocca di Lities.

Io, Paolo e Paolino l'Alpino saliamo Tuba di Falloppio (5b max 5 ob 300 m 10L) alla soprastante Cresta delle Torri, scalata per la prima volta da Gian Piero Motti nel 1970.




Salendo verso l'attacco della via, parliamo del più e del meno: proprio mentre ne parliamo, ecco sgusciare una vipera tra le rocce della pietraia che conduce alla parete!!!
Le prime tre lunghezze (5a - 5a - 5a) sono condotte da Paolo, che torna alla roccia dopo settimane di inattività arrampicatoria.
Il primo tiro:



Il secondo tiro sale prima un muro verticale fessurato, poi lungo uno spigolo:



Intorno a noi, poco più in alto, la neve ha imbiancato le cime e le creste:



Il terzo tiro parte sotto un tetto, ben manigliato, e si porta in prossimità di un muro verticale alto 20 metri.



All'inizio della quarta lunghezza di corda passo in testa alla cordata: mi aspetta una parete verticale, totalmente verticale (5b), da salire costantemente con il corposospeso in fuori sul vuoto, molto aereo ed esposto.



Ecco il pazzo che mi fa sicura mentre salgo...



Tirando di brutto (il tiro è molto atletico) sulle braccia, eccomi in sosta!
Mentre salgo, vedo sotto di me una scena terrificante: Paolo che pendola appeso alla sosta ed un blocco enorme di roccia che su stacca non lontano dalla sosta cui sono appesi i miei compari e cade fragorosamente lungo la parete: fortunatamente, non colpisce Paolo e noi siamo gli ultimi a salire, per oggi!

Il quinto tiro (5a) mi vede salire tranquillo e veloce, c'è un solo passo leggermente impegnativo.



Alle nostre spalle, più in basso e poco distante, sentiamo le voci di Manu e Simo, che sono arrivati in vetta alla Rocca di Lities. Li vediamo sulla cresta sommitale.




La sesta lunghezza di corda (4a) percorre una bella placconata lavorata, salendo in leggero traverso verso sinistra.

Salgo velocemente, mi diverto in completo relax, seguito dai compagni di cordata MATTI MATTI MATTI...




Concateno il settimo tiro (4a) con il sesto. Alla settima sosta, nuovo cambio della guardia: passa in testa Paolino l'Alpino, per gli ultimi 3 tiri. Paolo comincia ad accusare la fatica, ma continua a sorridere: del resto, è o non è un pazzo?




L'ottava lunghezza (5a) pare in realtà più ostica del grado proposto: Paolino impreca, ma sale.


Episodio poco divertente: ci accorgiamo che una delle due corde è piuttosto rovinata (calza rotta, anima intaccata...). E' la blu: la seguiamo con lo sguardo e vediamo che è quella cui è appeso Paolo. Bene, io sono attaccato alla gialla!!! Niente di personale, Paolo :-)

Il penultimo tiro (5a) traversa a destra, affronta un tetto nel punto più debole (ma essendoci del bagnato risulta un po' impegnativo) e poi fa sosta sotto una sporgenza.
Da qui si intuisce la vetta: Paolino parte, prima qualche metro facile, poi un superbo, fantastico, estetico diedro verticale!
Veramente entusiasmante! E' il decimo ed ultimo tiro.



Infine, un po' in ritardo sulla tabella di marcia, la vetta!



Mangiamo qualcosina, beviamo la solita Coca di vetta, facciamo le corde e via, scendiamo.
Lungo il sentiero, veramente insidioso ed ostico, ci imbattiamo in pareti grandiose:



C'è ancora qualche residuo di neve...



Alle 19,20 siamo dalla macchina: Manu e Simo ci aspettano da due ore...

sabato 24 marzo 2007

CORMA di MACHABY (m 798): Diretta al Banano



24 marzo 2007





Io e Paolino l'Alpino




L'ho scampata bella: fino all'ultimo, venerdì pomeriggio, ho rischiato di rimanere incatenato al lavoro anche il sabato...
Ma poi due miei grandiosi colleghi si sono sacrificati (quanti caffè mi toccherà pagare?) e mi hanno parato le chiappette!
OK, ragazzi, ci sono!
All'appello risponde Paolino l'Alpino, Manu e Simo si sono imparolati coi ragazzi della palestra boulder e vanno al Bracco.
Per la verità, ad essere sincero fino in fondo, trascino letteralmente il fido Paolino in Valle d'Aosta: per me non è più tempo di monotiri, d'ora in avanti vie lunghe e alta quota!!!

Il nostro obiettivo è il Paretone alla Corma di Machaby (m 798), in bassa Vallée.

La via prescelta è la Diretta al Banano (5c 280 m 9L).


Al parcheggio incontriamo subito due amici di Bra, parliamo del più e del meno e, parlando di vie di arrampicata, la salita di avvicinamento alle vie risulta meno pesante e passa in un attimo...

Loro vanno a fare Topo Bianco, noi il Banano.


Il primo tiro contiene un passo delicato (5c) su roccia scivolosa.

Oggi saliamo con una corda singola.



Criniamo un po', ma arriviamo in sosta.

Il secondo tiro è più tranquillo (4a), placca verticale, poi una fessura, fino a giungere ad una comodissima sosta.



Questa foto è fatta dalla seconda sosta, alla mia destra:


Alzo lo sguardo e questa è la terza lunghezza (4a, poi facile): ancora una bella placca, poi si giunge alla grande cengia a metà della parete.

Sale Paolino, ma dopo un po' non ci sentiamo più a voce e la radiolina non capta il segnale...

Rimaniamo un po' di tempo fermi alle soste, poi ci capiamo a strattoni della corda e lo raggiungo.

Dalla cengia parte il quarto tiro (5c), che conduco io. Paolino in sosta:



Si sale il diedro e, giunti sotto l'evidente tetto, si esce a sinistra su una splendida placca verticale, sopra la quale si torna a destra, fino in sosta (ultimo spit un po' lungo...)


Giungo in catena e fotografo il tiro dall'alto, con Paolino che fa sicura. E' una grandiosa lunghezza di corda, un'arrampicata splendida!

Anche il quinto tiro è bellissimo (5c): tocca a Paolino, una divertente placca verticale lavorata e poi un tettino.


Eccoci alla quinta sosta.



La sesta lunghezza (5a) affronta un'altra bella placca non completamente verticale, obliqua leggermente a sinistra e qui c'è il rischio di finire su un'altra via, come ho fatto io...

A metà di una paretina verticale di 5c, rinvio uno spit e mi accorgo che dovevo seguire un'altra linea, molto meno logica, che traversava a destra e finiva in sosta su un terrazzino.

Non c'è altro da fare: a malincuore, tolgo il rinvio cui sono assicurato e scendo disarrampicando in obliquo verso destra, ritorno sui miei passi e con un saltello mi ritrovo su una cengetta; salgo un passo, traverso a destra e mi allungo il più possibile per afferrare una presa piuttosto sfuggente, grazie alla quale mi isso in sosta.



Alla mia destra, il Monte Coudrey (m 1.298) e l'attenzione cade sullo splendido Pilastro Lomasti:


Il settimo tiro consiste in una breve salita di pochi metri e in una traversata delicata verso destra, sprotetta.

L'ottava lunghezza supera un enorme tetto: ora, la relazione dice 4c, ma io e il mio compare (e molti altri pareri raccolti in giro per il web...) siamo senza parole... ma come è possibile una tale disomogeneità di giudizio sul grado di difficltà di una stessa via? Capisco le differenze di valutazione tra una zona e l'altra, tra un apritore e l'altro, ma nell'ambito di una stessa via è inconcepibile...

Infatti, laddove la relazione recita: "giungere ad un muro strapiombante che si risale con passo esposto ma ben appigliato", in realtà di appigli non ce ne sono molti!

Comunque esco fuori dal tetto e scalo la placca verticale lavorata che lo sormonta (anche qui tutt'altro che 4c...); giunto in sosta, le difficoltà sono finite.

Il nono tiro è una divertente cavalcata (4a) su placche e gradoni.

Chiudo con il decimo e ultimo tiro, di terzo grado, dove non manco di sottolineare come ci siano più spit che non sui passi più difficili... tant'è che ne rinvio soltanto uno sì e uno no...



Siamo in vetta alla Corma di Machaby: per me è la terza volta, dopo Lo Dzerby ed il Diedro Jaccod.



Un momento di meritato svacco sulla comodissima placca sommitale...



Ho le mani a pezzi, mangiate dalla roccia e impiastrate di magnesite...



Stavolta scendiamo per la via più comoda, il sentiero che discende sul versante opposto e fa il giro attorno alla montagna; in un'ora siamo alla macchina.