sabato 8 luglio 2006

VISOLOTTO (m 3.348): parete Sud

7-8 luglio 2006



Io, Manu e Simo




Grande avventura, splendidi ricordi di questa due giorni "selvaggia", in un angolo quasi dimenticato, fuori dalla frequentazione che caratterizza i dintorni del Monviso... I motivi? L'avvicinamento lungo e difficoltoso, la parete remota e solitaria (se ti succede qualcosa, sei piuttosto fuori mano...), la scalata mai difficile, ma comunque tale da escludere completamente gli escursionisti e i trekker; infine, la discesa delicata.

Risultato? Una vetta toccata da pochissimi alpinisti. Nonostante il Visolotto sia visibile da tutta la pianura Padana, "seduto" alla destra del Re di Pietra, il suo libro di vetta è incredibilmente vecchio e spoglio...



Venerdì 7 luglio, dopo il lavoro, ci fiondiamo di corsa a Castello di Pontechianale (m 1.603), lasciamo l'auto e imbocchiamo il sentiero che percorre il bellissimo Vallone di Vallanta.

E' tardi, ci siamo incamminati dopo le 20,30 e corriamo contro il buio. L'obiettivo sarebbe montare la tenda nei dintorni del Rifugio Vallanta (m 2.450), ma, anche a causa degli enormi zaini che portiamo, ci ritroviamo a vagare al buio per un sentiero che si fa difficile da seguire...

Sono le 22,40: giunti in uno slargo prativo alla quota di circa 2.200 m, quasi sotto alle placche rocciose del Triangolo della Caprera, decidiamo di montare il campo.

In pochi minuti la tenda è pronta, fuori i fornelletti e via con la cena!

La temperatura non è bassa e in più abbiamo sacchi a pelo himalayani!

Sabato 8 luglio: sveglia alle 6,00. Lasciamo la tenda montata e partiamo leggeri (zainetto 20 l da parete, imbrago, attrezzatura e casco già indossati, corde in spalla).




Risaliamo il vallone, oltrepassiamo il rifugio ed imbocchiamo una stretta gola ancora invasa dalla neve; la risaliamo con fatica, poi ci aspettano etsenuanti (e scoglionanti) pietraie, ancora nevai e la morena che delimita la stretta valle superiore che termina alle Cadreghe di Viso (m 3.190).

Questa valletta corre sotto l'imponente parete Sud del Visolotto.



Inizialmente, siamo indecisi se scalare la Cresta Sud-Est, che compie la traversata delle tre cime (Picco Montaldo, Picco Coolidge e Picco Lanino), più lunga, oppure salire la Parete Sud (3c AD 350 m), una via più diretta e veloce; le difficoltà tecniche sono le medesime.



Optiamo per la seconda, soprattutto perchè sappiamo essere attrezzata con alcuni ancoraggi per calate in corda doppia: in sostanza, garantisce una via di fuga in caso di maltempo o di incidente...
Attacchiamo la parete verso le 9,30.



Saliamo abbastanza agili, slegati, cercando di memorizzare l'ubicazione esatta delle soste attrezzate per le calate, per poterle ritrovare in caso di discesa nella nebbia.





Scaliamo il tratto più impegnativo, anche perchè su roccia bagnata, a tiri di corda: saliamo così per 4 lunghezze, fino a sbucare sulla cresta che unisce il Picco Coolidge al Picco Lanino (la cima vera e propria).









Una aerea traversata in cresta e ci ergiamo sulla cima!!!















Complimenti a tutti!
La discesa è stata effettuata in corda doppia: occhio alla caduta pietre, specie durante il recupero delle corde tra una calata e l'altra, è tutto instabile!


E domani sera ci aspetta la FINALE dei MONDIALI!!!


Po-po-po-po-po-po-poooooo!!!

domenica 2 luglio 2006

MONGIOIA (m 3.340) + MONTE SALZA (m 3.326) + PUNTA FIUTRUSA (m 3.100) + Monte FERRA (m 3.094): via Normale

1-2 luglio 2006





Io, Manu, Carlo e Paolino l'Alpino




Gettato via il busto, dopo il test della settimana precedente sul Granero (m 3.171), decido che sono sulla strada della guarigione... più o meno, ma l'importante secondo me è reagire, voler guarire a tutti i costi, sentirsi in forma (anche quando non lo si è)... insomma, dare una mano al corpo con la mente, somatizzando la guarigione!

Lo so, ha ragione la mia ragazza: questi climbers sono dei pazzi, matti, matti, matti, matti, proprio come ci ha confessato il grande BUBU Bole!


Carlo ce la mena da una vita: pernottiamo al Bivacco Boerio (m 3.080) e poi saliamo in vetta al Mongioia (m 3.340) per vedere l'alba ed il sole che spunta dietro al Monviso (m 3.841)!

E sia!



Partiamo sabato 1 luglio, parcheggiamo la mia Picasso al Rifugio Melezé (m 1.812), ci carichiamo come muli ed imbocchiamoil sentiero che costituisce la Via Normale al Mongioia (m 3.340); il tempo è splendido, come la vallata:




Facciamo delle pause, siamo belli carichi e non abbiamo fretta; speriamo solo che il bivacco non sia già pieno di gente, soprattutto francesi, in genere...





sabato 24 giugno 2006

Monte GRANERO (m 3.171): via Normale

24 giugno 2006

Io, Paolino l'Alpino, Carlo, Fabri, Piero e Moreno

sabato 20 maggio 2006

ROCCA CASTELLO (m 2.453): Spigolo Maria Grazia

Venerdì e Sabato 19-20 maggio 2006


Io e Manu


Non tutto è bene quel che comincia bene...

sabato 13 maggio 2006

ORONAYE (m 3.100): tentativo via Normale (Canale Sud-Ovest)



13 maggio 2006






Io, Manu, Simo, Carlo, Paolino l'Alpino e Fabri


Maggio è notoriamente il mese più adatto per le crinate in quota... un po' ovunque c'è ancora un casino di neve, ma siccome comincia a far caldo e le giornate sono molto lunghe, spesso la neve si smolla e, specie al pomeriggio, si assiste all'opera del disgelo, a volte impetuosa...
L'Oronaye (m 3.131) è una splendida montagna, che tutti conosciamo, che troneggia tra la Val Maira ed il Colle della Maddalena. Saliremo la Via Normale per il Canalone di sinistra sul versante Sud (F+).
Oltrepassiamo il Colle e, poco dopo, parcheggiamo. Si parte da qui.
Prima per prati e morene, giungiamo in breve al Lac de l'Oronaye (m 2.411), dopo aver percorso il vallone omonimo.




Qui inizia la neve, quindi calziamo ghette e racchette da neve, con soolievo delle spalle, che liberiamo da un bel peso...

La giornata è splendida e fa piuttosto caldo.


Risaliamo le grandi colate detritiche innevate; ecco il versante Sud della montagna:




La via percorre un canalino incassato tra erte pareti rocciose, innevato, con pendenza fino a ca. 35°; il canale taglia la parte sinistra della parete Sud.

La salita è molto faticosa, ma Carlo, il solito cavallo, si sobbarca il lavoro di aprire un varco nella neve alta, salendo per primo.

Durante la crinata, nei momenti di maggior fatica, salgono alte le bestemmie della Cordata Varicocele, condite di ironia, come sempre... in particolare, si distinguono quelle di Simone!!!

Saliamo guardinghi, con particolare attenzione a rumori o movimenti sospetti del manto nevoso, nei tratti a maggior pendenza... il rischio valanghe, specie in un canalino incassato tra le rocce, è il pericolo maggiore, anche perchè ci troviamo nella traiettoria di naturale sfogo della montagna, in caso di distacchi.

La neve fortunatamente tiene e noi sbuchiamo finalmente sulla ofrcella tra la vetta e l'anticima Nord-Ovest dell'Oronaye, alla quota di m 3.050.

Arriviamo a vedere l'altro versante, verso Nord: la vista si apre sulla Val Maira e, in particolare, al centro della foto, notiamo come il Gruppo Castello-Provenzale appaia completamente sgombro dalla neve e quindi praticabile!

Dalla forcella, alla nostra destra si stacca la cresta rocciosa che conduce in vetta. Traversiamo, con tutta l'attenzione del caso, il canale nevoso e ci portiamo sulle rocce.


Siamo saliti imbragati, anche se slegati, ma ora è il momento di estrarre le corde.

Va avanti Manu, ma la salita è tutt'altro che facile...
I problemi sono i seguenti: la roccia è gelata, si tratta di arrampicare con guanti, scarponi e zaini pesanti su roccia a tratti ghiacciata. In più, l'ora è già abbastanza avanzata.
Già qui qualcuno di noi è perplesso se continuare o fermarsi alla forcella; mentre parliamo sul da farsi, all'orizzonte appaiono minacciose nubi temporalesche...

Decidiamo unanimamente di sgommare, tornare indietro, dato che la discesa non sarà breve.

Troviamo un ancoraggio con spit e cordoni ed attrezziamo una calata in corda doppia che ci deposita direttamente sulla forcella.






Un'ultima occhiata al Gruppo Castello-Provenzale, la decisione che scatta in me di andarci il week-end successivo, e via, giù per il ripido canalino!
Il temporale sta senza dubbio per braccarci e si presenta così:



Scendiamo in fretta, qualcuno di noi anche troppo: un giocoso tentativo di discesa scivolando sul sedere sta per farsi serio, in quanto si prende velocità, ma riusciamo ad arrestarci a vicenda e riprendiamo a camminare.
Mangiamo una barretta alla base della montagna, poi via, giù veloci per le morene ed i prati, ma il temporale esplode implacabile e noi arriviamo alle macchine di corsa, ormai completamente fradici...

sabato 6 maggio 2006

Falesia Coup 'd Roure

6 maggio 2006

Io, Manu e Paolino l'Alpino